| LA TECNICA DEL RILIEVO NEL NUOVO CATASTO ITALIANO E LA SUA EVOLUZIONE



Pror, ING, ALFREDO PAROLI

Il rilevamento della mappa costituisce senza dubbio la più onerosa fra le operazioni per la formazione del Catasto, giacché richiede un periodo di tem po molto più lungo che non le altre operazioni e comporta l’impiego di nume roso personale ed una spesa conseguentemente assai notevole. .

Secondo le pubblicazioni ufficiali della Direzione Generale del Catasto la spesa complessiva occorrente per la formazione del Nuovo Catasto italiano sarebbe ascrivibile approssimativamente per circa il 62 % alle operazioni geo metriche (compresa la triangolazione di appoggio, la quale graverebbe circa per il 2%).

Tale considerazione spiega la particolare attenzione con la quale l’Ammi nistrazione ha ininterrottamente seguito la levata topografica catastale, stu diando ed attuando quei perfezionamenti che vengono resi possibili dalla gra duale evoluzione della prassi del rilievo e degli strumenti ed apparecchiature per la sua esecuzione; evoluzione da inquadrarsi in quella manifestatasi nel corso dell’ultimo secolo per tutte le operazioni geodetiche e peri relativi mezzi strumentali.

I nuovi sistemi operativi non hanno, in genere, fatto passare in disuso o soppiantato del tutto quelli adoperati in precedenza; bensì la coesistenza di un maggior numero di strumenti e metodi, oltre che influire in senso favore vole — per concorrenza od emulazione - sull’ulteriore perfezionamento, ha per messo che ciascuno di essi venga impiegato in condizioni di optmum o prossi mamente tali, cioè soltanto o preferibilmente nelle zone nelle quali risulti più adatto nel riguardi tecnici ed in relazione alle caratteristiche del terreno, agli scopi delle levate, alla scala di rappresentazione ed alla spesa unitaria che si intende sostenere.

Nell'epoca delle discussioni parlamentari che condussero alla promulga zione della legge 1° Marzo 1886 n. 3682, costitutiva del Nuovo Catasto, erano già in uso da tempo il rilevamento con la tavoletta pretoriana e quello degli alli neamenti, mentre cominciava ad affermarsi la celerimensura, la razionale ed uniforme prassi di rilievo numerico, dovuta ad Ignazio Porro. Costituivano




soltanto una curiosità scientifica i procedimenti fotogrammetrici, oggetto anch’essi della genialità del Porro, pioniere della topografia moderna, ma ancora non entrati nella fase applicativa.

Il classico procedimento della favoletta pretoriana era stato adoperato per la formazione della mappa negli antichi Stati italiani ed in parecchi Stati este ri. Attualmente esso, pur perfezionato e snellito con l’impiego del cannocchiale distanziometro per la misura ottica delle distanze e pur presentando il van taggio di permettere il graduale disegno della mappa sopra luogo, cioè nel corso stesso delle operazioni, non è più considerato adeguato al grado di pre cisione richiesto per le grandi scale, specie quando il frazionamento è notevole (1).

In alcuni Stati, e specialmente in Germania e nella Svizzera, le mappe più recenti erano state formate col metodo delle coordinate ortogonali, il quale consiste nel tracciare una fitta rete di poligonali (collegata alla triangolazione del territorio), misurando gli angoli col teodolite ed i lati con aste metriche, e nel riferire ai lati delle poligonali stesse per mezzo di brevi perpendicolari (con dotte mediante squadro o altro goniometro) la posizione dei singoli punti del terreno; metodo assal preciso, ma lento e quindi oneroso.

Buoni risultati nei riguardi della precisione aveva dato nel Piemonte il metodo degli allineamenti puri, applicato — con appoggio ad una regolare trian golazione — dall’Ingegnere Rabbini Antonio nel 1858-60 per la formazione del Catasto che porta il suo nome (2).

L'ossatura del rilievo veniva ottenuta congiungendo due a due i vertici trigonometrici mediante allineamenti principali, fra i cui punti si tracciavano poi allineamenti secondari, pressoché parallelamente ai confini da rilevare, se sinuosi, o in modo da intersecare per quanto possibile perpendicolarmente i confini stessi (o 1 loro prolungamenti) se rettilinei. Nel primo caso i singoli punti del confine venivano rilevati dall’allineamento viciniore mediante brevi battute (normal), nel secondo caso le testate del confine erano determinate mediante le relative distanze dal punto di incontro dell’allineamento col con fine stesso o col suo prolungamento.

Il procedimento conduceva a notevole esattezza, ma incontrava non lievi difficoltà nel tracciamento degli allineamenti principali fra i trigonometrici (1) Negli antichi catasti tale procedimento era stato applicato, nella maggior parte dei casi, senza appoggio ad una regolare rete trigonometrica o con appoggio soltanto parziale. Cioè ciascuno dei fogli veniva rilevato isolatamente, prescindendo da un rigo roso collegameto con gli altri fogli, considerati singolarmente o nel loro complesso. Quan do, per il parziale collegamento trigonometrico, emergevano gli errori che in tale guisa, si accumulavano gradualmente, essi venivano scaricati di preferenza sui crinali montani o negli alvei dei maggiori fiumi, alterandone l’ampiezza per conservare le dimensioni totali della zona. (2) Tale catasto, disposto con la legge 4 giugno 1855 per i territori di terraferma del regno sabaudo, non venne condotto a termine. Parte delle mappe Rabbini furono utiliz zate, previo controllo e aggiornamento, nel Nuovo Catasto italiano per le Provincie di Novara, Torino e Vercelli.




‘punti obbligati) ed era di conveniente impiego soltanto nelle zone di pianura o con lieve ondulazione.

La celerimensura, ossia il rilievo mediante il tacheometro e la stadia, dopo iniziali opposizioni o diffidenze si era estesa nel campo professionale ed era stata adottata nella formazione del Catasto modenese, disposto con la legge 4 gen naio 1880 ed ancora in corso nel 1886 secondo le norme stabilite dal regolamen to 8 Giugno 1882. ‘ Tale metodo aveva dato catastalmente soddisfacenti risultati, di preci sione pari o poco inferiore a quella conseguibile col metodo degli allineamenti, affermandosi sopratutto per la sua praticità e rapidità nel rilievo di zone mon tane, ad esempio dell’Appennino Modenese e delle Alpi Apuane.

Sul raffronto fra i vari strumenti e metodi e la scelta di quelli più oppor tuni e rispondenti non manca un notevole accenno nella nota Relazione del Messedaglia (1), il quale nel suo acuto esame — pur demandando ai tecnici ogni decisione di merito — si mostrava favorevole all'adozione dei sistemi più moderni, mentre riferendosi alla tavoletta pretoriana si chiedeva se non fosse «veramente da augurarsi prossimo il tempo in cui, dopo 1 lunghi servizi resi e malgrado i vantaggi parziali » che ancora manteneva, essa andasse «a pren dere il meritato riposo accanto al livello ad acqua e all’astrolabio ».

Propenso all’adozione della celerimensura, non accedeva tuttavia a talu ne proposte di dubbia praticità sostenute dal Porro, il quale avrebbe voluto attuare un Catasto esclusivamente numerico, fornente cioè le coordinate del punti di confine, ma addirittura sprovvisto di mappa o con mappa ridotta a semplice documento ausiliario. È interessante notare come il Messedaglia, fino da quell’epoca, ritenesse «non inopportuno il richiamare l’attenzione anche sull’uso della fotografia, da cui parecchi (si ripromettevano) uno speciale sussidio nel rilievo topografico e che (meritava) ad ogni modo di non essere dimenticata » segnalazione che precor se di quasi un cinquantennio il pratico impiego della aerofotogrammetria.

Notiamo incidentalmente che sull’entità della produzione conseguibile con i vari procedimenti nel rilievo di vaste zone non sembra tuttavia che in quel l’epoca si avessero idee ben chiare. Lo stesso Messedaglia, ad esempio, nel ri ferire le produzioni ottenibili con l’impiego della celerimensura, dichiarò alla Camera che, secondo informazioni dategli da « persona della maggiore compe tenza », una squadra tacheometrica in zone di media difficoltà e frazionamento avrebbe potuto rilevare da 4.500 a 5.000 ettare nel corso di una campagna catastale di sei mesi; produzione che è almeno quattro volte maggiore di quella media effettivamente realizzabile (2).

In sede di discussione l’unico deputato che si intrattenesse sulla tec nica del rilievo fu 11 Curioni, anch'esso favorevole alla celerimensura ed al (1) MESSEDAGLIA ANGELO, Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, 1885. (2) Camera dei Deputati, Legislazione XV, tornata del 10 dicembre 1885.




metodo degli allineamenti, nonché all'abbandono della tavoletta preto riana (1).

Il Parlamento ritenne opportuno che la legge non dovesse contenere di sposizioni di carattere esecutivo circa la prassi da seguire nel rilevamento par ticellare e che anzi, in accoglimento delle proposte del Curioni, non prescrivesse neppure di seguire un unico procedimento di rilievo per tutte le zone e per l’in tero corso delle operazioni.

Si limitò pertanto a stabilire che il rilevamento dovesse essere eseguito «coi metodi che la scienza avrebbe indicato siccome i più idonei a conciliare la maggiore esattezza, economia e sollecitudine del lavoro » (2); prescrizione importante con la quale si lasciava adito a tutti i procedimenti che, nel momen to oin futuro, si dimostrassero adatti allo scopo, per le singole zone o per deter minate caratteristiche topografiche.

Parimenti le norme regolamentari (3) non contemplarono specificatamente i metodi da applicare nelle operazioni di rilievo e di aggiornamento, ma ne demandarono la scelta agli Organi esecutivi responsabili (Giunta Superiore, poi Ufficio Generale o Direzione Generale del Catasto), incaricati della direzione dei lavori. |

Inizialmente la Giunta Superiore del Catasto non ritenne di escludere al cuno dei procedimenti di rilievo in uso, anzi consentì libertà di impiegare « tut ti i procedimenti, capaci di dare risultati aventi un grado di esattezza non in feriore a quello definito dalle tolleranze » stabilite: soggiungendo però che tale libertà di metodo non dovesse essere intesa nel senso che tutti i metodi fossero da considerarsi ugualmente buoni in qualsiasi circostanza e incaricando le Direzioni compartimentali di decidere circa la scelta dei metodi da appli care zona per zona, su proposta degli ingegneri capi dei singoli uffici pro vinciali (4). |

La stessa Giunta stabiliva poi che, in linea di massima, il metodo degli al lineamenti con la misura diretta delle distanze dovesse essere adottato pre feribilmente per le pianure e in special modo per le zone coltivate, dove la pro prietà sia molto divisa; mentre gli altri metodi sarebbero stati da preferirsi nelle zone molto ondulate o montuose.

RILIEVO CON LA TAVOLETTA PRETORIANA. — Non ritenendo pertanto di escludere in modo assoluto neppure la tavoletta pretoriana, la Giunta Supe riore ne limitava l’impiego alla formazione della mappa in scala 1:4.000, cioè alle zone con scarso frazionamento.

Tale metodo di. rilievo venne applicato in alcune zone della Sardegna, (1) Camera dei Deputati, Legislazione XV, tornata del 19 gennaio 1886. (2) Art. 3 della Legge 1° marzo 1886, n. 3682. | (3) Regolamenti 2 Agosto 1887, n. 4871, art. 58; 20 gennaio 1898 n. 118, art 57; 26 gennaio 1905, n. 65, art. 57; 12 ottobre 1933, n. 1539, art. 45. (4) Giunta Superiore del Catasto, Istruzione (III: per il rilevamento particellare (1889) A Ne :.z.$gà,À:Ùzagaà,à,];]À,g,]g,àG__)];;} ‘Wii ii iyunuiyqui@ © i EEN N E ELI 'KWWEWEWÉWÉÈÉEÉEEEE Ne yG©G__iizZ;,:SYA ei c»phtifx,e,INN>y]y],g]ya]ÒJ”[g




| 21 con particolare riguardo a quelle pascolative o incolte, e per lo più ad opera di vecchi operatori. È da aggiungere che, pur non essendo prescritto in modo esplicito nella citata Istruzione (III), il rilievo con la tavoletta venne preceduto dal traccia mento tacheometrico della rete di poligonazione (o almeno della parte fonda mentale di essa) sui cui vertici la tavoletta veniva poi messa in stazione. Restava così esclusa o limitata a pochi casi la determinazione grafica delle stazioni mediante la tavoletta stessa, prassi di precisione più limitata e che può dare luogo a vari inconvenienti.

Per i fogli di mappa da rilevarsi con il procedimento in parola venne adot tato il formato di m. 0,70 X 0,50 (più piccolo del normale formato di m. 0,70 X X 1,00) per evitare l’impiego di tavolette troppo ingombranti.

Ben presto l'utilizzazione della tavoletta pretoriana cadde in disuso ed il procedimento fu completamente abbandonato nel campo catastale.

In complesso mediante la tavoletta furono rilevate 320.000 ettare, pari al l’1,3% del totale. i

RILIEVO COL METODO DEGLI ALLINEAMENTI. — Nel rilievo mediante allinea menti, il Nuovo Catasto ha introdotto una notevole innovazione rispetto al l’analogo procedimento Rabbini, precedentemente accennato. Cioè ha abban donato il sistema di tracciare da trigonometrico a trigonometrico gli allinea menti principali, stabilendo invece che essi vengano appoggiati ad apposita rete di poligonali, collegata a sua volta alla rete trigonometrica. È stata così eliminata la maggiore difficoltà del procedimento Rabbini e resa più rapida l’operazione.

Il rilevamento agli allineamenti ha trovato applicazione nelle zone pre sentanti le caratteristiche topografiche cui si è accennato e notevole fraziona mento, per una superficie complessiva di circa ettare 4.240.000 e cioè per circa il 15 % del territorio. Negli ultimi anni ne è diminuito l’impiego, sia per il completamento del lavoro nelle zone pianeggianti, sia per l’inevitabile con correnza dei nuovi metodi di rilievo (celerimensura e aerofotogrammetria), più conformi al moderno criterio tecnico.

Devesi tuttavia riconoscere che, nelle zone adatte, il rilievo col metodo degli allineamenti — se applicato da operatori e canneggiatori pratici — permette di raggiungere con mezzi elementari (paline e canne metriche) un grado di pre cisione superiore a quello conseguibile con gli altri metodi più moderni (tranne che col rilievo mediante coordinate ortogonali), anche nelle scale più grandi.

Una volta controllata la rete degli allineamenti, l’esattezza del lavoro è pressoché assicurata, essendo relativamente poco frequenti gli errori grossolani e poco sensibili quelli di riporto grafico (1). (1) Nel rilievo con allineamenti i lavori di tavolo sono di minore entità che non nel rilievo tacheometrico ed i calcoli sono ridotti al minimo. Gli abbozzi possono essere compilati direttamente in scala esatta nel corso delle operazioni di campagna dal tecnico che sia abile disegnatore






RILEVAMENTO CELERIMETRICO. — È questo il procedimento che nel Nuovo Catasto ha trovato la più estesa applicazione e cioè per oltre 22.000.000 di et tari, pari a circa l’80 % del totale.

Il procedimento si presta convenientemente pressoché per tutte le zone e per qualsiasi caratteristica topografica o di frazionamento, consente una rapi dità che ne giustifica il nome, è di applicazione relativamente facile e, pur ri chiedendo senso di orientamento e prontezza nel caposquadra, ottima vista ed accuratezza nell’aiutante, non offre speciali difficoltà di addestramento.

Per contro presenta alcuni inconvenienti, tali ad esempio il notevole onere dei calcoli poligonometrici e di riduzione all’orizzonte, la mole dei registri di campagna e di calcolo ecc. Richiede inoltre molta attenzione, nonché l’esecu zione di numerosi controlli per evitare errori grossolani nei quali altrimenti potrebbe ineorrersi con una certa frequenza, per la stessa natura del proce dimento e per il fatto che nella sua applicazione operano contemporaneamente più persone.

Il sistema di poligonali, cui il rilievo celerimetrico si appoggia, viene trac ciato nel corso del rilievo stesso (e quindi senza necessità di ripetere le sta210n1) secondo apposite norme (I), collegando dapprima i trigonometrici — due a due — con doligonali principali, che vengono così a costituire una rete continua a maglie triangolari, la quale viene poi integrata con poligonali se | condarie e di dettaglio. i Per la poligonazione e il rilievo sono stati adoperati correntemente 1 nor mali tacheometri, modello grande, di vari tipi italiani e inglesi, centralmente anallattici e con stadia verticale, dimostratisi particolarmente adatti per la semplicità del loro uso e per le loro caratteristiche che ne assicurano la lunga ! durata. | i Non hanno trovato invece apprezzabile impiego il clefs del Porro, né i | tacheometri autoriduttori o muniti di stadia orizzontale.

Da una ventina d’anni sono stati adoperati abbastanza frequentemente i tacheometri con cannocchiale distanziometrico a focamento interno, prati camente anallattici e, per le loro minori dimensioni, di più agevole trasporto.

Da circa un decennio inoltre si va gradualmente estendendo l’impiego del moderni tacheometri-teodoliti prismatici, di accuratissima lavorazione e muniti di veicolo ottico che permette di effettuare da un unico oculare sussi diario le letture angolari, azimutali e zenitali.

Quando le condizioni topografiche della zona si prestano sia al rilievo ce | lerimetrico che a quello degli allineamenti, la superficie rilevabile col primo di essi — a parità di tempo — risulta assai superiore; è tuttavia alquanto maggiore anche la corrispondente spesa per il maggior numero di persone costituenti la squadra d’operazione, nonché per il più notevole lavoro di tavolo. (1) Giunta Superiore del Catasto, Istruzione (II) sulle poligonazioni (1889), poi sostituita dall’Istruzione II modificata, di pari titolo (1935), pubblicata dalla Direzione Generale del Catasto.






In tali casi i costi unitari dei due procedimenti pertanto risultano non molto diversi, benché forse alquanto più elevati impiegando gli allineamenti.

RILEVAMENTO AEROFOTOGRAMMETRICO. — Ed eccoci infine alla fotogram metria o meglio all’aerofotogrammetria, in quanto i procedimenti della foto grammetria terrestre non hanno finora trovato impiego corrente nel campo catastale, né presumibilmente lo troveranno in avvenire, salvo che — in via eccezionale — per qualche zona particolarmente ripida e impervia.

Fino dai primi anni del secolo corrente l’ Amministrazione del Catasto ebbe occasione di esaminare proposte concernenti l’utilizzazione di fotografie nadirali, prese mediante palloni frenati, per la formazione della mappa di zone pianeggianti; utilizzazione che avrebbe dovuto consistere in un semplice ra4- drizzamento delle fotografie stesse.

L’esame condusse ad esito negativo, anche in relazione ai mezzi elemen tari o di fortuna di cul in quell’epoca si poteva disporre.

Soltanto verso il 1920 fu possibile sperimentare — in via preliminare —la ‘applicazione dei procedimenti aerofotogrammetrici veri e propri nel campo catastale. Detti procedimenti — come è noto — mediante il simultaneo impiego di due fotogrammi (coppia) comprendenti una medesima zona di terreno, ma assunti da diversi punti di presa, permettono di ottenere per via ottica e in scala ridotta la ricostruzione spaziale del terreno stesso ossia (come suol diisi) il modello ottico del terreno, e di ricavarne la rappresentazione cartogra fica in planimetria e in altimetria.

Sono facilmente intuibili le difficoltà che inizialmente vennero incontrate per la pratica e concreta applicazione del nuovo procedimento, il quale appor tava una completa innovazione di criteri e di mezzi tecnici e richiedeva altresì la formazione di una nuova e speciale prassi per l'esecuzione del lavoro ed il relativo controllo; circostanze che non permisero immediate decisioni di ca rattere definitivo e che prolungarono inevitabilmente la durata del periodo sperimentale.

Gli ostacoli sopra accennati sono stati però gradualmente rimossi, così che nel 1934 l’aerofotogrammetria ha preso ufficialmente il suo posto fra gli altri procedimenti di rilievo del Nuovo Catasto italiano; anzi l'utilizzazione di essa nel campo catastale in Italia ha precorso di parecchi anni le analoghe utilizzazioni avvenute all'Estero.

Da quell’epoca 1 rilievi a. f. g. catastali si sono sviluppati notevolmente. In complesso sono stati effettuati o sono in corso per circa 800.000 ettari, cioè il 10% della superficie rilevata dal 1934 ad oggi, pari al 4 % del totale del rilievo eseguito dall’inizio del Nuovo Catasto.

Non è qui il caso di entrare in dettagli circa i principî ed i criteri in base a1 quali vengono costruiti gli apparecchi aerofotogrammetrici (macchine da presa e restitutori) e circa le modalità con cui si svolgono 1 rilievi a.f.g.

Basti ricordare che nel Catasto italiano sono stati utilizzati, in modo pres soché esclusivo, due tipi di restitutori (entrambi ideati e costruiti in Ita




24 i lia) e cioè il Fotocartografo Nistri e lo Stereocartografo Santoni, apparecchiature le cui caratteristiche sono ormai ben note. Nella prima di esse (appar tenente alla categoria dei restitutori a proiezione ottica diretta) 11 modello ottico è reale, cioè formato dalla effettiva intersezione dei raggi luminosi prolettanti le due immagini che ai singoli punti del terreno corrispondono rispettivamente nell’uno e nell’altro dei due fotogrammi costituenti coppia. Invece nella seconda delle predette apparecchiature (ascrivibile alla ca tegoria dei restitutori a protezione meccanica) 11 modello ottico è virtuale, ossia viene ottenuto per via stereoscopica. I due suddetti raggi proiettanti e il rela tivo punto d’incontro sono materializzati in due bacchette metalliche mobili e nel giunto sferico che le collega da uno degli estremi. Sono pure ben note le varie fasi delle operazioni a.f.g. vere e proprie: presa dei fotogrammi, ripristino del relativo orientamento esterno nel restitutore, tracciamento dei dettagli del terreno, operazioni che per il perfezionamento gra dualmente conseguito nelle apparecchiature possono essere compiute con note | vole rapidità. | Tali operazioni, per le loro particolari caratteristiche, richiedono l’impiego di personale specializzato e in possesso di peculiari attitudini fisiche (spiccata acuità visiva in genere, nonché capacità di apprezzare il cosiddetto brillamento per gli apparecchi NisTRI od elevata” sensibilità stereoscopica dell’occhio nel caso degli apparecchi utilizzanti la stereoscopia); requisiti indispensabili in modo particolare per le applicazioni della fotogrammetria nel campo cata stale, in relazione all'alta precisione richiesta.

Per il ripristino dell’orientamento esterno delle coppie di fotogrammi è necessario conoscere la posizione spaziale (coordinate planimetriche e quota) di alcuni punti ben definiti (teoricamente almeno tre, praticamente almeno cinque), risultanti chiaramente in ambedue i fotogrammi e ubicati su di essi in modo opportuno (punti di riferimento fotografico); mentre l'esecuzione del tracciamento a.f.g. comporta la preventiva perlustrazione del terreno per individuare sul fotogrammi i punti e le linee da tracciare.

Indi la necessità di operazioni ausiliarie da terra, per determinare le coordinate planimetriche e la quota dei punti di riferimento, generalmente con procedimento trigonometrico (triangolazione sussidiaria) e per individuare sul terreno e sui fotogrammi 1 punti e le linee da tracciare (ricognizione fotografica). È altresì necessario rilevare da terra, coi procedimenti classici, quelle por zioni di terreno e quei dettagli che, per copertura arborea o altro motivo, non risultino perfettamente discernibili sui fotogrammi (rilievi integrativi da terra).

La fotogrammetria aerea ha consentito di dotare la mappa di un impor tante elemento topografico, cioè della rappresentazione altimetrica.

L'importanza di tale elemento, integrativo della planimetria, non era sfuggita invero all’attenzione del Messedaglia, che nella Relazione parlamen tare citata, soffermandosi ad esaminare il Catasto dello Schwarzburg—Sonder hausen (Germania), notava che nella relativa mappa, alle scale I :2000 e I : 4000, era stata rappresentata la configurazione del terreno mediante le




isoipse; e ciò allo scopo di « soddisfare mediante la misurazione a tutti i bisogni di natura tecnica o agraria, che prima o poi potessero manifestarsi. Come ad. esempio costruzioni di strade, canali, scoli ed acque, irrigazioni, separazioni o consolidazioni di beni, ecc., senza che perciò sia necessario ricorrere ad altre misure » (2).

Lo stesso Messedaglia, pur notando che, con la sola levata planime trica della mappa, non avrebbero potuto utilizzarsi appieno gli asseriti van taggi del metodo celerimetrico, non insisteva tuttavia circa il rilievo dell’alti metria, forse anche per non creare difficoltà di carattere specifico e tecnico al l'approvazione dello schema di legge.

In effetto il rilievo plano-altimetrico col metodo della celerimensura e la. conseguente introduzione delle curve di livello avrebbero reso le operazioni di campagna e di tavolo di gran lunga più onerose di quelle occorrenti perla normale levata planimetrica, stante il notevole numero di punti di quota che sarebbe stato necessario rilevare, calcolare e introdurre in mappa per ottenere una adeguata rappresentazione del terreno e poter poi tracciare le isoipse.

Mentre, per ovvi motivi, non sarebbe risultata tecnicamente accetta bile un’eventuale soluzione parziale, cioè la quotazione dei soli punti necessari per il rilievo planimetrico, i quali possono non corrispondere o corrispondono solo accidentalmente a punti presentanti interesse nei riguardi dell’altimetria.

La facilità con la quale nella restituzione a.f.g. può procedersi alla quota zione di punti isolati ed al tracciamento delle curve di livello ha completamen te mutato i termini della questione.

Il supplemento di lavoro richiesto per l'introduzione dell’altimetria trova generalmente un compenso nella maggiore rapidità con la quale mediante l’a.f.g. può ottenersi la rappresentazione planimetrica del terreno; così che praticamente il costo del rilievo a.f.g. plano-altimetrico è da considerarsi dello stesso ordine di grandezza di quello del corrispondente rilievo soltanto plani metrico eseguito con i procedimenti da terra.

La rappresentazione altimetrica, d’altra parte, è suscettibile di varie uti lizzazioni nel campo tecnico e cartografico e per un periodo di tempo molto maggiore che non la corrispondente planimetria, come risulta ovvio considerando che la configurazione altimetrica di un terreno è molto meno soggetta a varia zioni che non il corrispondente dettaglio planimetrico.

Tale è stata l'evoluzione della prassi topografica del Nuovo Catasto, la cui metodologia ed attività organizzativa presentano senza dubbio una impor tanza assai notevole. |

La suaccennata prassi e la relativa evoluzione hanno influito in misura non lieve anche sul progresso della tecnica del rilievo nel campo professionale.

Invero l’Amministrazione del Catasto, nell’esplicazione dei compiti di istituto, ha provveduto e provvede all’addestramento pratico di numerosi in gegneri e geometri nelle operazioni topografiche. (2) MESSEDAGLIA, Relazione parlamentare citata, parte I, Capitolo XIV.






Tale attività di carattere culturale, mentre permette all’ Amministra zione di mantenere in efficienza il proprio ruolo specializzato, contribuisce a diffondere anche fuori di esso i procedimenti ed i metodi della topografia ca tastale attraverso quei tecnici, i quali, compiuto il periodo di tirocinio, lasciano il servizio e si dedicano alla libera professione conservando ed estendendo la competenza e il senso di precisione che hanno acquisito nei rilevamenti cata stalli. i

Ulteriore diffusione della prassi catastale ha luogo attraverso la concessio ne di appalti del rilievo, effettuata dall’Amministrazione a favore di privati professionisti; ciò che, fra l’altro, ha contribuito alla costituzione di Aziende private, spesso di primaria importanza, specializzate nei lavori topografici, le quali -- affinata la propria attività con la guida e la collaborazione dei tecnici catastali — sì sono messe in grado di eseguire ed eseguono in modo lodevole, anche per conto di privati committenti, operazioni di rilievo aventi.le più svariate finalità.

L'apporto culturale suaccennato, nella sua duplice forma di attuazione, contribuisce ad unire idealmente la Scuola topografica italiana, l’Amminini strazione del Catasto ed i privati Professionisti e Concessionari e costituisce favorevole auspicio per l'ulteriore evoluzione, qualitativa ed estensiva, della tecnica del rilievo, nell’interesse generale del nostro Paese.

IX ASSEMBLEA GENERALE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI GEODESIA

Dal 21 agosto al 1° settembre ec. a. ha avuto luogo a Bruxelles la IX Assemblea ge nerale dell’Associazione internazionale di geodesia.

All’importante convegno hanno partecipato i rappresentanti di ben 34 Paesi e cioè:

Argentina, Australia, Austria, Belgio, Canadà, Danimarca, Egitto, Filippine, Fin landia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Indocina, Indonesia, Inghilterra, Irlanda, Israele, Italia, Jugoslavia, Lussemburgo, Marocco, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Perù, Portogallo, Siam, Spagna, Stati Uniti d'America, Svizzera, Turchia, Ve nezuela.

Dopo la riunione plenaria inaugurale, che ha avuto luogo il 21 agosto, le adunanze e le discussioni (a seconda degli argomenti da trattare) si sono svolte presso le singole Se zioni, costituite nel modo seguente:

Sezione I — Triangolazione (22-23-24-27-28-29 agosto). » II — Livellazione (23-28-30 agosto). » III — Astronomia (28-29-30-31 agosto). ) IV — Gravimetria —(22-23-24-27-28-31 agosto). » V - Geoide (22-23-30 agosto).

Nel prossimo Fascicolo del Bollettino S.I.F.E.T. daremo un ampio resoconto del Convegno, il quale, per le Personalità scientifiche intervenute e per gli argomenti trattati, ha presentato il maggiore interesse.